Hai costruito il tuo e-commerce negli anni. Hai lavorato duramente per posizionarlo su Google, hai accumulato centinaia di recensioni, migliaia di clienti e un traffico organico che ogni mese porta vendite. Poi arriva il momento in cui la piattaforma che stavi usando ti sta stretta: è lenta, non si integra con il gestionale, non ti permette di personalizzare quello che vuoi.
La soluzione è cambiare piattaforma. Ma la domanda che frena molti imprenditori è questa: "Se migro, perdo tutto il posizionamento su Google che ho costruito?"
La risposta onesta è: dipende da come fai la migrazione.
Fatta bene, una migrazione e-commerce non fa perdere nemmeno una posizione su Google. Fatta male, può azzerare anni di lavoro SEO in poche ore. Perdita di traffico, crollo delle vendite, mesi per recuperare.
In questo articolo troverai tutto quello che serve sapere per migrare il tuo e-commerce alla nuova piattaforma senza perdere il posizionamento, con una checklist operativa step by step.
Quando conviene migrare (e quando no)
Prima di partire, è fondamentale capire se la migrazione è davvero necessaria o se esistono alternative meno rischiose.
Migrare conviene quando:
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La piattaforma attuale è un limite tecnico: tempi di caricamento lenti, impossibilità di personalizzare funzionalità chiave, scalabilità limitata
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Le integrazioni non funzionano: il gestionale, il CRM o il sistema di spedizioni non si collegano alla piattaforma attuale
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I costi di licenza sono diventati insostenibili: alcune piattaforme aumentano le commissioni sulle vendite al crescere del fatturato
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L'esperienza utente è datata: il sito non converte perché l'interfaccia è vecchia e non modificabile
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Hai bisogno di funzionalità che la piattaforma non supporta: configuratori di prodotto, prezzi personalizzati per cliente, logiche di vendita complesse
Meglio non migrare se:
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Il tuo e-commerce ha traffico organico importante e sei a ridosso di un periodo di picco (Black Friday, Natale, Pasqua). Timing sbagliato = danni massimi
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Non hai chiaro a cosa serve la nuova piattaforma: migrare "perché sì" senza obiettivi precisi è un rischio senza benefici
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Non hai il budget per farlo bene: una migrazione fatta a metà è peggio di non farla
Se stai ancora valutando quale piattaforma scegliere, leggi il nostro articolo su quale piattaforma e-commerce scegliere prima di procedere.
I rischi SEO della migrazione: cosa può andare storto
La SEO di un e-commerce si costruisce nel tempo attraverso centinaia di segnali: URL indicizzati, backlink, testo delle pagine, dati strutturati, velocità, storico del dominio. Una migrazione tocca tutti questi elementi contemporaneamente.
Rischio 1: URL che cambiano senza redirect
Questo è il problema più comune e il più devastante. Ogni pagina del tuo e-commerce ha un indirizzo URL. Google ha indicizzato quell'URL, ha accumulato autorità su di esso, e magari altri siti lo linkano.
Se cambi piattaforma e gli URL cambiano (da /prodotto/scarpe-running a /products/scarpe-running, per esempio) senza impostare redirect 301, accade questo:
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Google trova una pagina che non esiste più → errore 404
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Tutta l'autorità SEO accumulata va perduta
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I backlink che puntano al vecchio URL diventano inutili
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Il ranking crolla
Soluzione: redirect 301 da ogni vecchio URL al nuovo corrispondente. Per capire la differenza tra redirect 301 e 302 e quando usarli, leggi il nostro articolo dedicato su redirect 301 e 302 e SEO.
Rischio 2: Perdita dei contenuti ottimizzati
Ogni scheda prodotto, pagina categoria e articolo del blog ha testi ottimizzati per le keyword. Se durante la migrazione questi contenuti vengono modificati, accorciati o riscritti senza criterio, il posizionamento di quelle pagine ne risentirà.
Rischio 3: Sitemap non aggiornata
La sitemap XML dice a Google quali pagine deve indicizzare. Se dopo la migrazione la sitemap punta ancora ai vecchi URL o include pagine duplicate o inesistenti, Google si confonde e l'indicizzazione rallenta.
Rischio 4: Dati strutturati mancanti
I dati strutturati (schema markup) sono informazioni aggiuntive che dici a Google su ogni pagina: "questa è una scheda prodotto, il prezzo è X, le recensioni sono Y, la disponibilità è Z". Compaiono spesso nei risultati di ricerca come stelle, prezzi, disponibilità.
Se la nuova piattaforma non li implementa correttamente, perdi questi vantaggi visivi nei risultati di ricerca, con conseguente calo del CTR.
Rischio 5: Velocità peggiorata
Se la nuova piattaforma è più lenta della precedente, Google lo rileva come segnale negativo. Questo è particolarmente critico per gli e-commerce, dove le performance influenzano direttamente le conversioni.
Rischio 6: Downtime durante la migrazione
Se il sito rimane offline anche solo qualche ora durante la migrazione, Google può interpretarlo negativamente. Più il downtime dura, più il recupero è lento.
Checklist operativa: come migrare senza perdere il posizionamento
Questa checklist è divisa in tre fasi: prima, durante e dopo la migrazione.
FASE 1 | Prima della migrazione
1. Esporta e documenta tutto il sito attuale
Prima di toccare qualsiasi cosa, crea una fotografia completa del sito esistente:
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Lista completa di tutti gli URL attualmente indicizzati (usa Google Search Console → Report copertura → Pagine indicizzate)
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Lista dei backlink più importanti (usa strumenti come Ahrefs, SEMrush o Google Search Console → Link)
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Ranking attuale per le keyword principali (documento Excel con keyword, URL che la posiziona, posizione attuale)
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Traffico organico per ogni pagina (Google Analytics → Acquisizione → Organico)
Questo documento sarà il tuo punto di riferimento per verificare, dopo la migrazione, che non hai perso nulla.
2. Crea la mappa di redirect 301
Per ogni vecchio URL crea la corrispondenza con il nuovo URL sulla nuova piattaforma. Questo lavoro è tedioso ma fondamentale.
Esempio:
/prodotto/scarpe-running-nike-pegasus → /prodotti/scarpe-running-nike-pegasus /categoria/scarpe-uomo → /categorie/scarpe-uomo /blog/come-scegliere-le-scarpe-running → /articolo/come-scegliere-scarpe-running Regola d'oro: se possibile, mantieni esattamente gli stessi URL. Eviti così il problema alla radice.
3. Prepara l'ambiente di staging
Lo staging è una copia esatta del nuovo sito accessibile solo a te e al tuo team, non visibile a Google né ai clienti. Qui testi tutto prima di andare live.
Cosa testare in staging:
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Tutti i redirect funzionano correttamente
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Nessuna pagina restituisce errore 404
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I dati strutturati sono implementati
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La velocità è almeno pari alla piattaforma precedente
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Il checkout funziona su tutti i dispositivi
4. Scegli il momento giusto
Evita assolutamente questi periodi:
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Black Friday / Cyber Monday
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Periodo natalizio
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Periodo delle prime vendite primaverili (marzo-aprile)
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Qualsiasi picco stagionale del tuo settore
Il momento ideale: il mese con meno traffico dell'anno, preferibilmente gennaio o agosto, e in un giorno infrasettimanale (martedì o mercoledì).
FASE 2 | Durante la migrazione
5. Non andare mai completamente offline
La migrazione non deve significare downtime. La procedura corretta è:
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Il vecchio sito rimane attivo e visibile
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Il nuovo sito è pronto in staging
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Quando tutto è verificato, si aggiorna il DNS per puntare al nuovo sito
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Il cambio avviene in modo quasi istantaneo per gli utenti
Se per qualsiasi motivo il nuovo sito ha problemi nel passaggio, hai sempre il vecchio a cui tornare.
6. Attiva tutti i redirect 301
Nel momento in cui il nuovo sito va online, tutti i redirect devono essere già attivi. Non c'è margine per farlo dopo: ogni ora senza redirect è posizionamento perso.
7. Blocca temporaneamente Google dallo staging
Durante il periodo di test in staging, assicurati che Google non indicizzi le pagine del nuovo sito prima che sia pronto. Questo evita contenuti duplicati e confusione tra vecchio e nuovo.
8. Mantieni il vecchio sito attivo almeno 24-48 ore in parallelo
Prima del definitivo cambio DNS, tenere entrambi i siti attivi per qualche ora ti permette di gestire eventuali problemi senza interruzioni.
FASE 3 | Dopo la migrazione
9. Invia la nuova sitemap a Google Search Console
Subito dopo il go-live:
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Accedi a Google Search Console
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Vai su "Sitemap"
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Inserisci l'URL della nuova sitemap XML
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Richiedi la scansione
Questo accelera la reindexazione delle pagine del nuovo sito.
10. Monitora gli errori 404 ogni giorno per le prime 2 settimane
Google Search Console → Copertura → Pagine con errori.
Ogni nuovo 404 che compare è un URL che non ha il redirect corretto. Aggiungi immediatamente il redirect mancante.
11. Controlla il ranking delle keyword principali
Nei giorni successivi alla migrazione è normale vedere piccole oscillazioni nei ranking: Google sta ri-processando il sito. Le oscillazioni si stabilizzano entro 2-4 settimane.
Se dopo 4 settimane alcuni URL importanti hanno perso posizioni significative, controlla:
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Il redirect è impostato correttamente?
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I contenuti SEO della pagina sono stati mantenuti?
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I dati strutturati sono corretti?
12. Verifica i backlink
Contatta i siti che linkano alle tue pagine più importanti con i vecchi URL e chiedi di aggiornare il link al nuovo URL. Non tutti lo faranno, ma quelli più autorevoli vale la pena contattare.
Cosa fare con i dati storici: ordini, clienti, recensioni
La migrazione non riguarda solo il sito visibile, ma anche tutti i dati accumulati negli anni.
Ordini e storico clienti
Non perdere mai i dati degli ordini storici. Sono fondamentali per:
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Assistenza post-vendita
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Analisi delle performance
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Obblighi fiscali (conservazione documenti)
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Strategie di retention (sapere cosa ha comprato chi per fare upsell e cross-sell)
Cosa fare: esporta il database completo degli ordini dalla vecchia piattaforma in CSV. Importalo nella nuova piattaforma o conservalo su un gestionale separato.
Recensioni prodotto
Le recensioni sono un asset SEO e commerciale preziosissimo. Molte piattaforme permettono di importarle tramite CSV.
Opzioni:
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Importazione diretta nella nuova piattaforma
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Uso di un sistema di recensioni esterno (Trustpilot, Yotpo) che si porta dietro in modo trasparente da una piattaforma all'altra
Profili e credenziali cliente
Se la migrazione include il cambio di dominio o di sistema di autenticazione, comunica in anticipo ai clienti di aggiornare le proprie credenziali. Una email proattiva con istruzioni chiare evita frustrazione e richieste al customer care.
Migrazione e sito multilingua: attenzione agli hreflang
Se il tuo e-commerce vende in più Paesi o in più lingue, la migrazione diventa ancora più delicata. Ogni versione linguistica ha i propri URL indicizzati e i propri tag hreflang che dicono a Google quale pagina mostrare in quale Paese.
Errori comuni:
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Gli hreflang non vengono migrati e le versioni linguistiche perdono il loro posizionamento nei mercati esteri
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Gli hreflang puntano ancora ai vecchi URL dopo la migrazione
Per approfondire, leggi la nostra guida completa all'hreflang.
Tempistiche realistiche: quanto dura una migrazione fatta bene?
Ecco una timeline realistica per una migrazione di un e-commerce di medie dimensioni (500-2.000 prodotti):
| Fase | Attività | Durata indicativa |
|---|---|---|
| Analisi | Audit SEO, mappa URL, backup dati | 1-2 settimane |
| Sviluppo | Nuovo sito in staging | 4-12 settimane* |
| Test | Redirect, velocità, checkout, dati strutturati | 1-2 settimane |
| Go-live | Switch DNS, attivazione redirect, invio sitemap | 1-2 giorni |
| Monitoraggio post-migrazione | Tracking keyword, errori 404, traffico | 4-6 settimane |
*Dipende dalla complessità del nuovo sito.
Errore da non fare: affrettare i test per andare live prima. Ogni problema scoperto in staging è un problema risolto senza danni. Ogni problema scoperto dopo il go-live è un danno reale.
Checklist rapida di controllo pre-go live
Prima di premere il pulsante finale, verifica punto per punto. Stampa questa lista e spunta ogni voce solo dopo averla verificata concretamente, non a memoria.
- Mappa di redirect 301 completa e testata su ogni URL prioritario (schede prodotto, categorie, homepage, pagine informative)
- Nessuna pagina restituisce errore 404: scansiona il nuovo sito con uno strumento come Screaming Frog prima del go-live
- Sitemap XML aggiornata con i nuovi URL e senza rimandi a pagine inesistenti
- Dati strutturati (schema markup) implementati su schede prodotto (prezzo, disponibilità, recensioni) e categorie
- Tag hreflang corretti su tutte le versioni linguistiche (se il sito è multilingua)
- Velocità del nuovo sito uguale o migliore della precedente, testata con Google PageSpeed Insights su mobile e desktop
- Checkout funzionante su desktop, tablet e mobile, con almeno un ordine di test completato
- Integrazione pagamenti attiva e testata (Stripe, PayPal, carte di credito)
- Dati ordini e clienti migrati e verificati: controlla un campione di ordini storici per assicurarti che siano corretti
- Google Search Console aggiornata con la nuova sitemap dopo il go-live
- Google Analytics configurato e attivo sul nuovo sito (verifica che il tracciamento riceva dati reali)
- Staging inaccessibile ai crawler di Google prima del go-live, e rimosso il blocco dopo
- Team avvisato e operativo nelle prime 48 ore per monitorare e intervenire su eventuali anomalie
Regola pratica: se anche un solo punto non è spuntato, il go-live si rimanda. Non esistono eccezioni.
Cosa aspettarti dopo la migrazione
Anche con una migrazione eseguita alla perfezione, esiste un periodo fisiologico di assestamento. Google deve ri-scansionare e ri-valutare l'intero sito nella sua nuova veste. Capire cosa è normale e cosa non lo è ti permette di non farti prendere dal panico e di intervenire solo quando necessario.
Settimana 1-2: piccole oscillazioni, niente allarmi
Nei primi giorni dopo il go-live è normale vedere i ranking muoversi, sia in positivo che in negativo. Google sta ri-processando le pagine e aggiornando il suo indice. Non intervenire cambiando contenuti o struttura in questa fase: ogni modifica aggiuntiva allunga il periodo di assestamento. Monitora, prendi nota, ma non toccare.
Cosa monitorare ogni giorno nelle prime due settimane:
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Errori 404 in Google Search Console (ogni nuovo errore va corretto con un redirect immediato)
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Traffico organico complessivo rispetto alle settimane precedenti alla migrazione
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Posizioni delle 10-20 keyword più importanti
Settimana 3-4: stabilizzazione
I ranking si stabilizzano. In questa fase dovresti vedere il recupero delle posizioni che avevi prima della migrazione. Se alcune pagine specifiche faticano a rientrare, analizza caso per caso: il redirect è corretto? Il contenuto SEO della pagina è stato mantenuto? I dati strutturati sono implementati?
Dopo il primo mese: il vero test
Se la nuova piattaforma è tecnicamente superiore — più veloce, con contenuti più completi, con una struttura più pulita — inizierai a vedere un miglioramento rispetto alla situazione pre-migrazione. Non solo recupero, ma crescita. Questo è l'obiettivo finale della migrazione: non solo non perdere ciò che avevi, ma avere una base migliore da cui crescere.
Conclusione: la migrazione è un rischio calcolato, non un salto nel buio
Cambiare piattaforma e-commerce fa paura, soprattutto quando hai anni di lavoro SEO da proteggere. Ma la paura non è una buona ragione per restare su una piattaforma che ti limita ogni giorno.
La verità è semplice: una migrazione ben pianificata non è un rischio, è un progetto. Ha fasi definite, verifiche precise e un risultato prevedibile. Il vero rischio è fare la migrazione in fretta, senza analisi preliminare, senza mappa di redirect, senza test in staging. Quel modo di procedere sì che può azzerare anni di posizionamento.
Con la checklist e le indicazioni di questo articolo hai tutti gli strumenti per capire come va affrontato il processo. O meglio, per sapere quali domande fare a chi la migrazione la farà per te, e verificare che stia lavorando nel modo giusto.
Se stai ancora valutando se la tua piattaforma attuale ha davvero bisogno di essere sostituita, leggi il nostro articolo su e-commerce su misura: capirai in concreto cosa offre una soluzione custom rispetto a una piattaforma preconfezionata, e se il cambiamento vale davvero l'investimento.
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In Interactive and Design gestiamo migrazioni di e-commerce verso piattaforme custom da oltre 20 anni. Il nostro processo include analisi SEO preliminare, mappa redirect completa, sviluppo in staging, test approfonditi e monitoraggio post-migrazione.
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